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Cadono le foglie… e cadono i capelli!

Dr.ssa Aurora Maria Alessandrini

I capelli sono diventati nella società odierna un accessorio di bellezza e un simbolo di cura personale, e influiscono in maniera determinante nella fiducia in noi stessi e nei rapporti con gli altri.
Con l’espressione “caduta dei capelli” si descrive una condizione, denominata “telogen effluvium”, caratterizzata da perdita eccessiva di capelli rispetto al normale. Ognuno di noi conosce bene i propri capelli e si allarma subito quando ne perde di più, sia al momento del lavaggio che nel corso della giornata.
È importante capire bene la differenza tra patologia e caduta fisiologica dei capelli: nel primo caso si può osservare un vero e proprio diradamento evidente, ad esempio la calvizie, o alopecia androgenetica, oppure condizioni più severe, come la caduta di capelli reattiva ad una chemioterapia.
Una caduta fisiologica di capelli , invece, può colpire tutti almeno una volta nella vita ed è tipicamente definita “stagionale”: ci sono due picchi annuali di aumentata caduta, la primavera e l’autunno, che sono legati al fisiologico ciclo di vita dei capelli. I follicoli piliferi, infatti, pur essendo asincroni e permettendo in questo modo di conservare sempre lo stesso numero di capelli, mantengono una minima coordinazione che determina questi due picchi di caduta. Oltre a ciò esistono delle cause individuali che vanno ricercate di volta in volta; nelle donne una delle più frequenti è la carenza di ferro o le disfunzioni causate dalla tiroide. Un altro motivo comune, soprattutto in estate, va ricercato in un’eccessiva esposizione al sole o ad una scottatura del cuoio capelluto, che determinerà una caduta più importante in autunno-inverno. Altre cause possono essere diete dimagranti drastiche, interventi chirurgici, malattie debilitanti, tutte condizioni in cui l’organismo, trovandosi in uno stato di allarme, protegge gli organi nobili (come cervello, cuore e fegato) a discapito di pelle e capelli.
Il paziente con caduta di capelli tende a incolpare sempre il fattore “stress”, ma questo è solo in parte vero. In certi casi, può infatti effettivamente essere la causa di episodi di eccessiva caduta, in quanto induce un aumento nella secrezione di adrenalina, radicali liberi e mediatori dell’infiammazione, che possono determinare una vasocostrizione periferica con conseguente sofferenza tissutale. Si tratta però sempre di cadute di tipo fisiologico e non di patologie più importanti, nelle quali lo stress non incide.
La diagnosi deve essere effettuata attraverso un’accurata anamnesi, che permette di risalire all’evento che ha provocato il telogen effluvium, l’esame clinico, la prescrizione di esami ematici specifici, e strumenti diagnostici non invasivi.

Quello più all’avanguardia è la videodermatoscopia, uno strumento capace di aumentare da 200 a 700 volte le dimensioni di una zona del cuoio capelluto, consentendo di scattare delle immagini e di osservare quanti capelli ci sono, il loro diametro e l’eventuale  presenza di follicoli vuoti o altre alterazioni specifiche. Questa tecnologia consente di fare una diagnosi della patologia e ha ridotto notevolmente la necessità di eseguire  biopsie ed esami istologici, inoltre consente al medico di valutare in modo oggettivo l’andamento della terapia e può essere utile nel motivare il paziente che ne può osservare i risultati.

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A: Paziente affetta da telogen effluvium, cioè da aumentata caduta di capelli che generalmente non determina diradamento. Nell’immagine B si evidenzia l’aspetto dermoscopico di questa patologia: si nota assenza di una variabilità del diametro dei capelli e alcuni capelli corti in ricrescita.
C: Paziente affetta da alopecia androgenetica, che causa diradamento dei capelli con maggiore evidenza del cuoio capelluto sottostante. Nell’immagine D sono ben visibili follicoli vuoti e capelli variabili nel diametro, in una percentuale maggiore del 20%.

Per quanto riguarda la terapia, è prima di tutto importante spiegare al paziente il ciclo del pelo e chiarire che la caduta non è conseguenza di un fatto recente e che la sua causa va ricercata 2–3 mesi prima dell’inizio delle manifestazioni cliniche.

Rientra nella “normalità” perdere fino a 100 capelli al giorno durante la pettinatura e la spazzolatura. I pazienti che non pettinano i capelli, li perdono solo in piccola parte durante la giornata e in maggiore quantità al lavaggio, allarmandosi spesso in maniera eccessiva. Cambiare acconciatura, stirare i capelli e pettinarli più volte al giorno diminuisce il numero dei capelli persi al lavaggio e può quindi rivelarsi utile per valutare in modo più oggettivo la caduta di capelli. Anche lavare i capelli quotidianamente è utile a ridurre la percezione della caduta.
E’ corretto prescrivere sia integratori alimentari specifici (che devono contenere componenti necessari per le strutture cheratiniche, come le vitamine H e B6, gli aminoacidi solforati e gli antiossidanti), sia fiale cosmetiche efficaci nel veicolare componenti utili ai capelli e nello stimolare il microcircolo del cuoio capelluto, anche grazie al massaggio effettuato durante la loro applicazione.
In generale si consiglia di iniziare questi trattamenti nel caso in cui la caduta duri da più di 3-4 mesi o sia eccessiva, oppure quando si osserva un diradamento evidente.
Consultare un dermatologo specializzato nel trattare patologie dei capelli è uno step indispensabile per inquadrare al meglio il problema e decidere insieme il trattamento migliore.

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